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La parabola di Abdul Ballout: dall’arresto in Libano al corso anti-violenze. Quei contatti con l’Isis

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di Monica Ricci Sargentini

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Oggi Abdul Ballout avrebbe dovuto presentarsi al terzo colloquio con gli esperti del Violence Prevention Network, l’organizzazione berlinese specializzata nel recupero degli estremisti. Non ci arriverà. Ieri sera il ventunenne, sospettato di aver travolto con un furgone la folla vicino al Pride di Berlino e di aver poi aggredito alcune persone con un’arma da taglio, è stato ucciso dalle forze speciali durante un blitz a Spandau. Si era nascosto in un capanno da giardino.

I precedenti

Nato a Berlino nel 2005, cittadino tedesco di origine libanese, alto un metro e novanta, corporatura esile e capelli neri, il ragazzo era tutt’altro che uno sconosciuto agli apparati di sicurezza. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt lo ha descritto come un giovane già segnalato per «un alto numero di reati», per il suo processo di radicalizzazione e per l’appartenenza agli ambienti islamisti della capitale. I primi guai con la giustizia risalgono all’adolescenza: nel 2022 era stato condannato per aver picchiato un compagno di scuola tre anni prima e per avere rubato a un ragazzo degli auricolari nel 2020. Secondo Süddeutsche Zeitung, Ndr e Wdr, era classificato come

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