Una telefonata registrata e diffusa via social in cui il capo del governo del Canton Ticino, Claudio Zali, programma di «far pestare» una donna da un sicario; un’inchiesta della magistratura secondo la quale il medesimo Zali sarebbe intervenuto a favore di un ragazzo detenuto in un istituto minorile di Lugano; una richiesta unanime di dimissioni da parte di numerose formazioni politiche all’indirizzo sempre di Zali. È uno scandalo politico senza precedenti quello esploso nella regione della Svizzera italiana e al quale il diretto interessato ha risposto in maniera minimale: ha restituito le sue deleghe di governo (era responsabile del dipartimento di polizia e giustizia) e ha annunciato querele contro i suoi rivali politici.
Qui l’articolo completo
24 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA




