di Andrea Bonafede
Secondo il Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, il foodservice vale 84 miliardi di euro. Crescono le catene, che però hanno una penetrazione limitata (dell’11%) rispetto ai ristoranti tradizionali che rappresentano il 50% del valore complessivo
Negli ultimi anni, la ristorazione italiana è stata protagonista di diverse operazioni finanziarie, oltre che di riconoscimenti internazionali come quello ricevuto dall’Unesco. Dalla famiglia Cerea, che ha ceduto il 40% del gruppo Da Vittorio alla holding della famiglia Ruffini, Ou(r) Group, e ha sviluppato partnership con Lvmh, a Leonardo Maria Del Vecchio, che con Triple Sea Food investe nella ristorazione di lusso. Da Cvc Capital che ha acquisito La Piadineria, fino All’Antico Vinaio, che dopo la fine dell’accordo commerciale con la famiglia Percassi è (probabilmente) alla ricerca di nuovi soci per portare avanti la propria crescita. Un dinamismo che si riflette anche nei numeri: secondo il Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, il report della società di consulenza che fotografa il valore del settore foodservice e le sue tendenze a livello globale, la cucina italiana nel mondo ha raggiunto i 253 miliardi di euro di valore nel 2025 e si conferma la più attrattiva per gli investitori.
L’analisi settore per settore
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