Alla stazione Kazanskij di Mosca, in un luglio che dovrebbe essere quello delle partenze verso il mare, i binari verso sud sono spettralmente vuoti. Lo racconta l’inviato di The Economist in quella località. Non ci sono più le famiglie stipate di valigie dirette in Crimea, ci sono divise mimetiche e un’ansia diffusa che si respira nell’aria calda della capitale. È un dettaglio minuscolo, ma dice più di mille comunicati del Cremlino: la Russia di Vladimir Putin, quella che dal 2022 racconta a sé stessa la favola di un impero in marcia inarrestabile verso la vittoria, sta scoprendo il prezzo della guerra sulla propria pelle, non più soltanto su quella ucraina.
The Economist, che ha inviati sul terreno da Rostov a Nizhnij Novgorod, ha raccolto voci che raccontano un Paese logorato: code di due o tre ore ai distributori per il razionamento della benzina, blackout di Internet, prezzi delle patate saliti del 4,5% in un mese, agricoltori che temono di non riuscire a raccogliere il grano per mancanza di carburante. Un sondaggio del Fondo per l’Opinione Pubblica (FOM), istituto vicino al Cremlino e quindi difficilmente sospettabile di simpatie ucraine, certifica che il 55% dei russi percepisce ansia diffusa tra colleghi e




