di Federico Fubini
Bombe, blocco dei proventi da greggio e rotte alternative indeboliscono il regime. Gli Usa sono sotto pressione per munizioni in calo e aumento dei prezzi della benzina
Sia gli Stati Uniti che l’Iran stanno perdendo la guerra, ma lo fanno a velocità diverse. Gli Stati Uniti perdono perché l’obiettivo del cambio di regime per ora è fallito, l’Iran non rinuncia al suo programma nucleare e lo stretto di Hormuz resta chiuso, alterando ogni giorno di più i fragili equilibri dei mercati dell’energia. Il regime di Teheran perde invece per tutte le altre ragioni: è decapitato e diviso in versioni diverse di estremismo e intransigenza, il contro-blocco americano di Hormuz è destinato ad impoverirlo progressivamente e i bombardamenti continuano a distruggere infrastrutture e siti produttivi nel Paese per un totale cumulato di centinaia di miliardi di dollari.
La differenza fra queste forme parallele di sconfitta è però decisiva, perché esse non maturano allo stesso tempo. La situazione non diventerà insostenibile per entrambe le parti simultaneamente e questa asimmetria finirà per contare: chi subisce prima i danni maggiori dovrà offrire nuove concessioni.
Quanto a questo, l’Iran è sotto pressione. Il




