Colpisce la lentezza dei movimenti, in quel video di cinque minuti e venti secondi che inquadra un uomo, steso a terra, prono, la cui vita scivola via istante dopo istante. Sono lenti i gesti dei due agenti che cercano di immobilizzarlo dopo che ai centralini d’emergenza era arrivata la segnalazione di una persona che stava dando in escandescenze.
Sono lenti, anzi lentissimi, i movimenti del personale dell’ambulanza che assiste alla scena. Sono quasi al rallentatore i passi di alcuni testimoni che camminano avanti e indietro lungo il cortile del civico 9 di via Italo Svevo, cuore del Pilastro, quartiere popolare di Bologna.
Dal verde che costeggia l’incrocio con via Manzini — platani e aiuole ben curate — arriva il prolungato frinire delle cicale, un rumore che sarà la colonna sonora di questa giornata terribile, drammatica.
Ecco i fatti, in parte ricostruiti da quel filmato che inquadra la morte di Abderrahim Fakir, 42enne di origine marocchina, titolare di una piccola impresa di pulizie. Mezzogiorno è passato da un quarto d’ora circa, la periferia del capoluogo dell’Emilia-Romagna è un «forno» a oltre 35 gradi.
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20 luglio 2026
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