di Silvia Morosi
Il rapporto di Legambiente mostra come sia cambiata anche la geografia delle regioni colpite, che fino a qualche anno fa non erano ad alto rischio. Preoccupano persistenza e concentrazione sistematica dei roghi negli stessi luoghi. Legambiente: «La prevenzione è l’unica difesa efficace»
Quasi 500 roghi e 9.545 di ettari andati in fumo. Gli incendi da gennaio al 15 giugno 2026 hanno riguardato un’area pari a 13.368 campi da calcio, con un aumento del 36,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. La conferma arriva dal nuovo report di Legambiente Italia in fumo 2026, che mostra come nel nostro Paese crisi climatica e temperature record allunghino la stagione critica degli incendi con focolai importanti già in primavera e in inverno. Lo studio – che rielabora i dati EFFIS (European Forest Fire Information System) – sottolinea come preoccupi la persistenza e la concentrazione sistematica degli incendi negli stessi luoghi misurata per la prima volta da Legambiente con l’indice della recidività comunale. Dieci i comuni attenzionati, tutti in Sicilia e Calabria: quelli che registrano un numero di roghi che oscilla tra i dieci e gli oltre venti focolai sono Montalbano Elicona; Reggio Calabria e Papasidero. Di questo passo – denuncia l’associuazione




