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Il petrolio senza l’Opec, con i droni e senza cartelli: ecco cosa sta cambiando

di Massimo Gaggi

Anche se i listini restano volatili, la crisi di Hormuz non è la catastrofe che alcuni avevano previsto. Ma ha fatto esplodere le tensioni tra i paesi produttori

Il Brent, la qualità di petrolio più importante per il mercato europeo, è tornato più o meno allo stesso prezzo (circa 75 dollari al barile) della vigilia della guerra Usa-Iran nonostante la ripresa delle ostilità e degli attacchi alle petroliere che varcano uno stretto di Hormuz, ormai transitabile a corrente alternata. Stupito chi prevedeva una catastrofe economica planetaria: nonostante l’enorme calo delle forniture di greggio del Golfo a tutto il mondo e la prospettiva di una circolazione delle navi a Hormuz che rimarrà a lungo, e forse permanentemente, problematica, i prezzi degli idrocarburi restano relativamente contenuti. Prima della nuova fiammata del conflitto la quotazione del Brent era scesa fini a 71,5 dollari e gli analisti prevedevano ulteriori cali, anche molto consistenti.
Ci sono già esperti che scommettono su prezzi che l’anno prossimo potrebbero scendere fino a 60 dollari e addirittura a 50 nel 2028. Uno scenario che sconta una sostanziale perdita di peso dell’Opec, se non addirittura il disfacimento del più importante cartello commerciale del mondo, vecchio

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