
di Massimo Franco
Le reazioni fuori misura di maggioranza e opposizione coprono le contraddizioni all’interno dei due fronti
Era prevedibile l’approvazione della riforma elettorale alla Camera. Dopo la bocciatura di martedì non poteva essercene un’altra: a meno che si volesse approdare a una crisi di governo. Il trionfalismo della maggioranza è simmetrico all’eccitazione catastrofista delle opposizioni: appaiono entrambi fuori misura. E per i prossimi mesi si intravede una prospettiva di forzature, che accomunerà entrambe. Con uno sfondo già visibile: tensioni crescenti con le istituzioni di garanzia, a cominciare dalla Corte costituzionale.
La formulazione del nuovo sistema di voto appare a rischio di censura della Consulta: sia per il premio in seggi abnorme per la coalizione che raggiunge il 42% dei voti, sia per l’indicazione del possibile presidente del Consiglio sulla scheda. Contengono entrambi profili di incostituzionalità, che il governo di Giorgia Meloni ha deciso di ignorare contando sui tempi di un eventuale ricorso alla Corte. D’altronde, la stessa Lega che insegue l’autonomia regionale cerca di aggirare le sentenze già emesse contro la normativa. È un coacervo di complicazioni destinate prima o poi a presentare il conto; ma accantonate in nome di un’agenda che non prevede variazioni né




