
di Silvia M.C. Senette
Il nuovo Barometro d’estate dell’Istituto Promozione Lavoratori: un quarto dei lavoratori dipendenti dichiara di non arrivare a fine mese se non con grosse difficoltà
La crescita dei posti di lavoro non basta a nascondere il paradosso altoatesino: in provincia si guadagna il 10% in più rispetto alla media nazionale, ma l’impennata del costo della vita, salito del 27,3% dal 2014, ha letteralmente mangiato i salari, compensati dall’aumento delle buste paga solo per tre quarti. Il nuovo Barometro d’estate dell’Ipl scatta una fotografia spietata: un quarto dei lavoratori dipendenti (25%) dichiara di non arrivare a fine mese se non con grosse difficoltà, con un 2% che accusa una situazione gravissima, mentre il 44% prevede di non riuscire a mettere da parte un solo euro di risparmio nei prossimi dodici mesi. «In Alto Adige si vive con salari italiani ma con prezzi svizzeri, complice un’inflazione salita di recente al 3,4% e un mercato immobiliare fuori controllo che drena le risorse delle famiglie», ammette il direttore Ipl Stefan Perini.
I posti di lavoro
Il mercato del lavoro quantitativamente va a gonfie vele. Nel primo semestre si registrano ben 4.500 posti di lavoro in più (+2%), trainati soprattutto




