di Adriano Barrì
Le prospettive delle blue chip che lavorano di più con gli Usa. Ferrari e Prysmian in evidenza, Campari e Stellantis ancora deboli. Raccomandazioni positive su Moncler
Il dollaro ha ripreso slancio nella seconda metà di giugno. Il cambio con l’euro, che all’inizio del mese si attestava a 1,1646, si è spostato a 1,1340-1,1342 tra il 24 e il 25 giugno, perdendo addirittura l’8% dai massimi di inizio anno e tornando sui minimi dal 2025. Il detonatore è stato la riunione di metà giugno del Fomc: il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha mantenuto i tassi invariati, ma con un tono più restrittivo del previsto. Intesa Sanpaolo Research stima un cambio a 1,155 nel secondo trimestre, con un recupero graduale verso 1,173 nel quarto trimestre, ma lontano dai massimi. Per Peter Kinsella di Union Bancaire Privée, «il dollaro dovrebbe continuare a mostrare un profilo solido, il che non lascia spazio a un suo indebolimento significativo».
Microchip e siderurgia
Banca Akros ha mappato le blue chip del l’Ftse Mib con vendite Usa superiori al 15% del fatturato, distinguendo il translation risk, per chi opera localmente negli Usa, e il transaction risk, per chi esporta con ricavi




