
La decisione dell’azienda è legata a un più ampio piano di riduzione della produzione, che potrebbe arrivare a toccare fino al 30% della capacità, e riguarda ruoli amministrativi, mansioni tecniche, operai e anche posizioni manageriali. A tal proposito, si vocifera dell’imminente uscita di importanti figure apicali delle attività commerciali come la responsabile per l’Europa, Iryna Kauk, Christiane Zorn, capo della regione “Mercati esteri e in crescita”, e Maryam Djavadi, titolare dei programmi di personalizzazione.
La Porsche ha comunque assicurato che i tagli avverranno, evitando licenziamenti forzati e facendo ricorso a pre-pensionamenti, ma la sua ultima decisione è sintomatica di una situazione sempre peggiore. Maggiori dettagli si avranno nelle prossime settimane. Porsche parla di un pacchetto di misure ad ampio spettro che dovrebbe essere presentato entro la fine di luglio, una volta completato l’iter di consultazione con le parti sociali. Una cosa è certa. L’azienda ha ormai perso il suo status di grande datore di lavoro a Stoccarda. La Porsche, che ha già in programma di eliminare circa 1.900 posti di lavoro nel territorio circostante, non ha rinnovato i contratti di circa 2.000 dipendenti a tempo determinato, mentre a maggio ha annunciato la chiusura di tre uffici e la contestuale uscita di




