
Si tratta di elementi fondamentali della nostra era: perché l’Italia, con la sua esperienza nel riciclo dei materiali, potrebbe prendersi la bandiera di un nuovo modo di usare le (poche) risorse del pianeta
È successo nelle prime settimane della nuova amministrazione Trump con quell’attenzione a Kiev legata quasi esclusivamente alle materie prime contenute nel sottosuolo ucraino. E l’Europa meno di un anno fa ha varato il suo ReSourceEu con tre grandi direzioni sulle quali impegnare gli Stati membri: riaprire le miniere, avviare il recupero dei materiali dai prodotti dismessi, studiare alternative alle materie prime critiche, le cosiddette «terre rare», poggiando sulla solida ricerca scientifica continentale. In questi anni turbolenti, l’attenzione e il dibattito sono stati indirizzati soprattutto verso il superamento dei focolai di crisi che man mano si sono accesi. Ma è evidente che parallelamente dobbiamo tornare a concentrarci su noi stessi, intesi come Italia ed Europa. E quello delle materie prime rischia di essere uno degli snodi essenziali.
«L’età delle matrici»
Le terre rare sono gli elementi fondamentali della nostra era, come sottolineato in un libro appena edito da Codice Edizioni scritto dall’imprenditore e giornalista Gianluca Schinaia, «L’Età delle matrici». Materiali che abbiamo imparato a conoscere, come litio, cobalto e




