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Tirare un rigore e non sbagliarlo: per la psicologia non è mai una questione di fortuna

di Cristina Ravanelli

Uno studio sulle sessioni di rigori dei Mondiali spiega i meccanismi della prestazione sotto pressione: esercitarsi introducendo piccole dosi di stress aiuta a non fallire. Una regola che vale anche per superare colloqui di lavoro o esami

I più clamorosi, in questo Mondiale 2026, hanno eliminato la Germania contro il Paraguay. Quelli che gli italiani non hanno ancora dimenticato portano invece la data del 17 luglio 1994: Roberto Baggio calcia alto il rigore decisivo nella finale della Coppa del Mondo negli Stati Uniti, consegnando il titolo al Brasile. Il più spettacolare di sempre, secondo molti, risale al 1976: nella finale degli Europei contro la Germania Ovest, il cecoslovacco Antonín Panenka inventa il «cucchiaio», un tocco morbido al centro della porta mentre il portiere si tuffa

Oltre il campo da calcio 

La cosiddetta «lotteria dei calci di rigore» rappresenta uno dei momenti di maggiore emozione dello sport. Quando una partita si decide dal dischetto, il risultato sembra affidato al caso. Ma la scienza racconta una storia diversa: il rigore è molto meno una questione di fortuna di quanto siamo portati a credere. È la conclusione a cui è arrivato Geir Jordet, psicologo dello sport della Scuola

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