
di Paolo Valentino
Da 112 anni a Rebild si celebra la più grande festa dell’Indipendenza fuori dal suolo Usa. Ora la decisione di disinvitare l’ambasciatore e i diplomatici americani: un chiaro sintomo del rapporto freddissimo fra gli Stati Uniti e l’alleato europeo
C’è del rancore in Danimarca. Le assurde minacce di Donald Trump, che nella sua bulimia espansionista vorrebbe annettersi la Groenlandia perché gli serve, hanno aperto una ferita profonda in quello che da sempre è uno dei Paesi più filoamericani d’Europa. Così vicino agli Stati Uniti da ospitare sin dal 1912 la più grande celebrazione del Fourth of July, la festa dell’indipendenza, fuori dal territorio Usa.
Succede a Rebild, ridente località nella campagna danese circondata da campi di erica e allevamenti, dove ogni anno migliaia di persone si ritrovano in un mare di bandiere a stelle strisce, tra musica, balli, grigliate e discorsi. Nel tempo, ospiti eccellenti hanno onorato la festa, dai presidenti Richard Nixon e Ronald Reagan, al celebre giornalista Walter Kronkite, a Walt Disney, alla cantante Dionne Warwick. Ovviamente, presenza fissa era l’ambasciatore americano a Copenhagen accompagnato dai suoi diplomatici.
Non più. Domani a Rebild, sarà un po’ diverso. Le scomposte sfuriate di




