
di Marta Serafini
Il leader delle Forze Libanesi l’accordo quadro apre una strada concreta al ritiro israeliano, ma solo se il Partito di Dio rinuncerà al proprio arsenale e lo Stato libanese tornerà a esercitare piena sovranità su tutto il territorio nazionale
«Collegare il ritiro israeliano all’eliminazione delle armi illegali è l’unica via per arrivare a una soluzione del conflitto in Libano».
Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi ed è da anni una delle figure della comunità cristiano maronita più influenti e divisive della politica libanese. La sua voce pesa nel dibattito nazionale perché incarna una linea apertamente sovranista, ostile al ruolo armato di Hezbollah e favorevole al pieno monopolio statale dell’uso della forza. In una fase in cui il Libano discute sicurezza, confini e ricostruzione dell’autorità statale, la sua posizione è considerata centrale per capire una parte decisiva degli equilibri interni.
Cosa significa oggi per il Libano collegare il ritiro israeliano all’eliminazione delle armi illegali?
«Per sessant’anni il confine meridionale è stato usato per trasformare il Libano in un’arena di conflitti, guerre e devastazioni. Oggi abbiamo davanti un’occasione storica: chiudere questa fase e riportare il Paese dentro una logica statale autentica, in cui solo le




