
di Giuseppe Guastella
Alla festa in vista del 4 luglio si fanno i conti con chi c’è e chi non c’è, oltre a auspicare un legame ancora forte tra la premier Meloni e il presidente Usa
Festa all’ambasciata. Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump, è un’occasione per risistemare un rapporto slabbrato?
«L’ambasciatore Fertitta, al quale il presidente ha affidato l’incarico di rappresentare gli Usa, è una persona molto in gamba e sta facendo il suo lavoro benissimo. Tutti noi abbiamo molta fiducia in lui».
Alcuni politici italiani erano assenti.
«Non c’erano quelli del Campo largo, come lo chiamate in Italia, che non conosco. I politici fanno i politici».
Non c’era Giuseppe Conte, che Trump chiama Giuseppi, con il quale lei ha pranzato a Roma. Un errore?
«È un ex primo ministro, lo ritengo un amico, mi è molto simpatico, ma credo che abbia sbagliato a non essere presente. Quando mi invitano alla Casa Bianca, io ci vado».
All’ambasciata, in questo caso.
«È come se fosse la Casa Bianca, specialmente per il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti».
Dopo le parole di Trump su Meloni, i rapporti personali si sono raffreddati, non quelli tra i Paesi.




