
di Aldo Grasso
Nel momento dei bilanci, la sua lunga stagione ha rappresentato qualcosa di unico nella storia della tv italiana
Ci sono conduttrici che passano attraverso un programma e conduttrici che finiscono per coincidere con il programma stesso. Federica Sciarelli appartiene alla seconda categoria. Dopo 22 anni, ha lasciato «Chi l’ha visto?» e, nel momento dei bilanci, sarebbe troppo facile indulgere all’agiografia.
Lei stessa, credo, non ama la retorica. In passato, ho scritto che Sciarelli ha interpretato il proprio ruolo come una sorta di presidio etico permanente, una spinta vicaria delle forze dell’ordine. E continuo a pensare che, in alcuni casi, la tv abbia davvero rischiato di sovrapporsi alla realtà che intendeva raccontare.
Ma sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscere che la sua lunga stagione ha rappresentato qualcosa di unico nella storia della tv italiana. Quando è arrivata a «Chi l’ha visto?» nel 2004, portando con sé il rigore e i ritmi del Tg3, ha impresso al programma una svolta decisiva: meno teatro, meno fiction implicita, più giornalismo. Certo, il programma non ha mai smesso di essere quella straordinaria invenzione della Rai di Angelo Guglielmi e di Lio Beghin, una forma di «eucaristia profana» in cui dolore, compassione




