
di Filippo Mazzarella
Il 2 luglio 1986 usciva il film di John Carpenter con Kurt Russell e Dennis Dun: un enorme spettacolo di illusionismo
Il 2 luglio 1986 (poi nelle nostre sale ai primi di settembre) esce negli Usa Grosso guaio a Chinatown/Big Trouble in Little China del maestro John Carpenter: uno dei vertici più liberi e imprevedibili della filmografia del regista, che condensa qui la sua passione nascosta per il cinema popolare in una forma volutamente eccentrica. Apparso in un momento in cui Hollywood privilegiava eroi più «massicci» e sbozzati, il film sceglie di sabotare quelle convenzioni trasformando il protagonista in un vanaglorioso chiacchierone, spesso incapace di comprendere davvero gli eventi che lo circondano, con evidente volontà – tutta ideologica – di smontare dall’interno sia il mito dell’action hero dell’era reaganiana sia le fondamenta stesse su cui quel mito era stato costruito.
Nel film, Jack Burton (Kurt Russell), camionista di passaggio a San Francisco, accompagna l’amico Wang Chi (Dennis Dun) all’aeroporto per incontrare la fidanzata Mao Yin (Suzee Pai); ma la ragazza viene rapita dai Signori della Morte, una banda al servizio della potente organizzazione dei Wing Kong. Nel tentativo di salvarla, Jack e Wang entrano




