Gli exploit straordinari delle forze armate ucraine e dell’industria tecnologica di Kiev hanno diffuso un’euforia comprensibile. I guru filo-putiniani che da quattro anni e mezzo pronosticano (e auspicano) la rapida vittoria dell’invasore russo, sono stati smentiti. Il Corriere ha stilato di recente un istruttivo elenco di questi “esperti”. Ma l’eccesso di ottimismo sulle sorti di quel conflitto è pericoloso. Una Russia sconfitta in Ucraina resterà la principale minaccia militare per l’Europa. La Nato rischia di ripetere lo stesso errore commesso dopo la guerra di Georgia del 2008 (sottovalutare Mosca) e quello opposto commesso dopo la caduta di Assad e la perdita della Siria (sopravvalutarla).
Nel dibattito occidentale sulla guerra in Ucraina si è affacciata un’idea rassicurante: qualunque sia l’esito del conflitto, la Russia uscirà così indebolita da non poter più rappresentare una minaccia per l’Europa. Michael Kofman, uno dei maggiori esperti americani delle forze armate russe, contesta questa conclusione in un saggio pubblicato dalla rivista di geopolitica Foreign Affairs. La sua tesi: anche se Mosca dovesse perdere la guerra, resterà per molti anni il principale problema strategico del continente europeo.
La domanda, sostiene Kofman, non è se la Russia ricostruirà il proprio apparato militare, ma quanto rapidamente riuscirà




