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Terremoto in Venezuela, in azione i pompieri italiani: «Palazzi ridotti in briciole, quei giocattoli tra le macerie»

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di Sara Gandolfi

Turni di otto ore, emozioni e caldo infernale: «Mai visto niente di simile». L’amarezza per il salvataggio mancato

DALLA NOSTRA INVIATA MACUTO (Venezuela) – Sono «amareggiati», «rammaricati», e visibilmente scossi i vigili del fuoco italiani quando, dopo quasi venti ore di durissimo e instancabile lavoro, si sono arresi. Controvoglia. Troppo pericoloso continuare la ricerca di quella donna e dei suoi figli, intrappolati sotto le macerie di una palazzina di Macuto, nello stato di Guaira. «Se non ci fosse stata quella scossa ce l’avremmo fatta», sussurra tra i denti uno di loro. Ma alle 7 del mattino, dopo una notte di speranza e tensione, è arrivata la scossa di magnitudo 4.6 che ha fatto spostare ciò che restava dell’edificio di ben sei millimetri.

Là sotto, a scavare, in quel momento c’era Giuseppe Pica, del comando Usar di Torino. Ne è uscito di corsa, con la giacca strappata. E nonostante questo, «e la paura che è normale», si è subito detto «pronto a tornare ad operare il prima possibile».

Tocca all’unica donna del team, l’ingegnera Chiara Iacovino, spiegare i motivi del passo indietro. «Appena arrivati ci siamo resi conto che la struttura era completamente compromessa

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