
di Federico Fumagalli
Castel Rozzone, l’opera dello scultore bergamasco è stata realizzata in un laboratorio specializzato: «Un onore realizzare le idee degli artisti»
Nell’epoca dei social, mantenere un alone di mistero è un lusso riservato a pochi. Ancora succede — al di là di qualche documento poco ufficiale, capace di sfuggire al rigido embargo — alle opere che segnano un’epoca. La Sagrada Familia, cattedrale cattolica al centro di Barcellona e di un cantiere infinto, è una di queste.
Finalmente le immagini svelano, senza nasconderne i dettagli e le complessità, l’installazione di Andrea Mastrovito che mette un punto alla Torre di Gesù Cristo. La struttura architettonica, proiettata in verticale per oltre 172 metri, tocca il cielo con una grande croce. Al suo interno c’è l’Agnus Dei, nome comune del capolavoro dell’artista bergamasco: «Gv 1,29» (versetto del Vangelo secondo Giovanni) è il nome proprio della «scultura in vetro raffigurante un agnello, attorno al quale sono sospesi centinaia di frammenti dorati. Questi elementi sono fissati all’interno di una figura geometrica, realizzata con ventiquattro tubi su cui sono riportate altrettante citazioni dal Nuovo Testamento».
Lo stereotipo «brilla di luce propria» ha stavolta la propria ragion d’essere, perché «l’opera è una fonte




