di Laura Zangarini
Era stata ritrovata dieci anni fa mentre vagava per le campagne. Salvata dalla Clinica Duemari di Oristano, era diventata una star del web, dando visibilità ai «rottamini» di cui nessuno si occupa
Palla è morta. La cagnolina simbolo di tutti i cani maltrattati, abusati, torturati dalla crudeltà degli umani non c’è più. Nel suo nome, e in quello dei suoi salvatori, Monica Pais e suo marito Briguglio, veterinari della Clinica Duemari di Oristano, si era coagulato sin dal primo momento del suo salvataggio, dieci anni fa, un popolo intero di persone che per la sua sorte ha a lungo palpitato. In un tempo che era sembrato sospeso per sempre.
Era stata ritrovata, sfinita, spezzata, solo pelle e ossa, dopo aver vagato per le campagne nei dintorni di Oristano con un laccio conficcato così profondamente nelle carni che la testa le si era gonfiata in maniera abnorme, ogni respiro un rantolo. Un abisso di dolore.
Non poteva più mangiare, né bere. Un relitto condannato a morte nell’indifferenza di chi, non solo non aveva pensato di aiutarla portandola da un veterinario, da qualcuno che potesse prendersi cura di lei, ma addirittura l’aveva scacciata a colpi




