
SUPERGIRL. Nelle sale
Supergirl, l’aliena Kara Zor-El, ha 23 anni e un’identità nebulosa. Lo sapete: viene da Krypton, un pianeta lontano, illuminato da un sole rosso. Viene da una società in perfetto equilibrio democratico e scientifico dove tutti hanno una porzione di bene / benessere e ogni promessa viene mantenuta. Kara è sopravvissuta all’apocalisse nucleare insieme al cane Krypto. Su una navicella spaziale è stata spedita da Argo City sulla Terra, dove ha ritrovato il cugino Superman – Clark Kent che dalla Fortezza della Solitudine nei ghiacci del nord fino a Metropolis veglia (distrattamente) su di lei. Consumata dallo stress post traumatico (Ptsd), Kara / Supergirl non si è mai adattata alla nuova vita. Non ha lavoro, odia i rumori della città, si alza tardi, è senza amici, di notte sballa in discoteca. Quando Superman (David Corenswet) le chiede di assisterlo nel mestiere di supereroe, lei, per darsi un tono, prende un’astronave e passa dal sole giallo terrestre – che pure le dà i superpoteri – ai peggiori bar dell’universo, lerci saloon interstellari dove mostri, bulli e killer bevono e si prendono a pugni.
Dite che Kara (Milly Alcock) coraggiosa e incosciente, assomiglia ai ragazzi della Gen Z? Vero: fantastiche premesse,




