di Leonard Berberi, inviato a Rio de Janeiro
Cinque anni dopo le compagnie ammettono che i tempi non si rispetteranno. Il carburante sostenibile copre meno dell’1% della domanda globale. E sui mercati finanziari il tema «sostenibilità» è già sparito
La parola «sostenibilità» è quasi sparita dal vocabolario finanziario del trasporto aereo. E forse non è un caso. Perché al di là dei proclami ufficiali, il settore ammette che gli impegni storici per raggiungere emissioni nette zero entro il 2050 «probabilmente non saranno rispettati». Perché la transizione costa decine di miliardi di dollari di investimenti, certo. Ma soprattutto perché il prodotto fondamentale che dovrebbe far raggiungere il target — il carburante sostenibile per l’aviazione (Saf) — non viene prodotto a sufficienza.
Il cambio di paradigma
È uno stravolgimento rispetto a poco prima della pandemia, quando tra «flight shaming», Greta Thunberg, pressioni dei fondi e norme nazionali e globali le aviolinee sono corse ai ripari, avviando investimenti record per ridurre i tassi di inquinamento. Il settore dell’aviazione è responsabile del 2,7% delle emissioni di anidride carbonica su scala mondiale. L’obiettivo di azzerare le emissioni nette di carbonio era stato dichiarato appena cinque anni fa. A queste avevano fatto seguito gli




