
Attualmente, il gruppo impiega 602.659 persone nel mondo, di cui 284.032 nella sola Germania. Tuttavia, Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz hanno già chiarito che le misure di ristrutturazione avviate non sono sufficienti a migliorare la redditività e a rilanciare la sostenibilità economica complessiva. Per questo, ci sarebbe l’obiettivo di tagliare 100 mila posti di lavoro, il doppio rispetto ai 50 mila concordati negli ultimi anni con i sindacati tedeschi e riferiti alla sola Germania.
Inoltre, emergerebbe l’intenzione di chiudere gli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, impianti più volte finiti al centro di indiscrezioni sulla possibile dismissione, nonché la fabbrica Audi di Neckarsulm. I cancelli verrebbero chiusi non nel breve termine, ma solo quando gli attuali modelli in produzione arriveranno alla fine del loro ciclo di vita.
Infine, Blume vorrebbe ridurre gli investimenti di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, tagliare i costi generali di 11 miliardi entro la fine del decennio e avviare una revisione profonda della struttura operativa, con una trasformazione dei vari marchi, tra cui quello Volkswagen, in entità più autonome, pronte a essere valorizzate anche tramite una possibile quotazione.




