
di Roberta Vozza
I brand della regione alle prese con le nuove regole Ue che puniscono chi millanta pratiche e gestioni sostenibili. Il peso di trasporti e materie prime
L’etichetta «100% sostenibile», l’auto «a zero emissioni», il caffè «carbon neutral», l’energia «verde». Frasi che incontriamo ogni giorno e diamo quasi per buone. Ma quanto, di quel verde, è davvero dimostrabile e quanto soltanto raccontato? È la domanda al centro del primo indice comparativo del rischio greenwashing, l’ambientalismo di facciata, realizzato da Giusto&Sostenibile per l’Associazione consumatori utenti (Acu) e già inviato all’Antitrust. L’indice non emette condanne: misura quanto la comunicazione ambientale di un’impresa rischi di risultare vaga o non verificabile.
Sostenibilità: cambiano le regole
Un test che arriva mentre le regole cambiano. Dal 27 settembre il decreto legislativo 30/2026, che recepisce la direttiva europea Empowering Consumers, vieta l’uso di termini come «green» o «sostenibile» senza prove, la neutralità climatica basata su compensazioni e le etichette fatte in casa senza standard riconosciuti.
Greenwashing: chi trucca la propria immagine ecologica
Il rapporto esamina 70 brand in otto settori e assegna un indice di vulnerabilità su scala 0-100, incrociando rischio accertato (sanzioni) e rischio potenziale rispetto alla normativa (ambiguità dei claim, uso




