di Giuliana Ferraino
Fabbrini, direttore del Brexit Institute di Dublino: «L’uscita dall’Ue ha frenato crescita e investimenti. Londra continua a negoziare con Bruxelles. Un ritorno nell’Unione? Non è escluso, ma servirà tempo»
Più poveri, più isolati e ancora alle prese con Bruxelles. Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, il bilancio della separazione dall’Unione europea è ben diverso dalle promesse del 2016, sostiene Federico Fabbrini, professore ordinario di diritto europeo alla Dublin City University, fellow alla Kennedy School di Harvard e direttore fondatore del Brexit Institute, un centro di ricerca fondato in Irlanda dieci anni fa che ha analizzato le conseguenze della Brexit. È inoltre autore di «Brexit: Tra diritto e politica» (il Mulino). Secondo Fabbrini, anche le dimissioni del premier Starmer, in realtà, sono «l’onda lunga della Brexit».
Il 23 giugno del 2016 con un referendum il Regno Unito decise di uscire dall’Unione europea. Qual è oggi l’effetto più tangibile della Brexit nella vita quotidiana dei britannici dieci anni dopo il voto e cinque dall’uscita effettiva dall’Unione?
«A causa della Brexit i britannici sono oggi più poveri e più isolati. In quanto progetto sovranista Brexit ha da un lato ha anticipato le dinamiche populiste che hanno raggiunto l’apice




