di SARA GANDOLFI
Bentrovati,
questa settimana «bollono in pentola» molti temi. Le nuove riforme di Cuba, lo stato di emergenza in Ecuador, una sparatoria all’aeroporto di Niamey in Niger, il ballottaggio ad alta tensione che in Colombia, questa domenica, definirà chi sarà il futuro presidente (destra o sinistra?); la lunga attesa del nome del vincitore del ballottaggio che si è tenuto in Perù il 7 giugno (in teoria, ha vinto la destra, ma la sinistra chiede il riconteggio dei voti); l’allarme per la diffusione del virus Ebola in Africa; la «febbre da gol» che sta dilagando in Africa e in America latina… Alla fine, vincerà Messi o Ronaldo?
Oggi, però, io vorrei partire dal lieto fine di una storia venezuelana, una come tante, di quelle che non trovano spazio sulle prime pagine dei giornali ma che raccontano come sta cambiando, molto lentamente, il Paese sudamericano.
La sedicenne Samantha Hernández è stata arrestata il 19 novembre 2025. È stata processata per terrorismo per la sua presunta partecipazione ad un attentato dinamitardo e lo scorso marzo, ovvero due mesi dopo l’arresto del dittatore Nicolas Maduro, il
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