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Stellantis: «Rilanceremo Cassino e Termoli ma l’energia costi meno. Sul lavoro, serve flessibilità come in Spagna»

di Rita Querzè

L’audizione dell’amministratore delegato Stellantis, Antonio Filosa, davanti alle commissioni Industria di Camera e Senato

Il destino di Cassino e Termoli. Questi i punti più attesi dell’audizione dell’amministratore delegato Stellantis, Antonio Filosa, davanti alle commissioni Industria di Camera e Senato.
Partiamo dallo stabilimento in provincia di Frosinone. «Cassino e Maserati non sono in vendita — ha scandito il manager, cravatta azzurro cielo e una calda sfumatura del Sud nella voce che i mille incarichi in giro per il mondo non hanno cancellato —. In Italia abbiamo in mente di lavorare insieme a un partner a Modena e Cassino per il futuro di Maserati» (due sarebbero gli interlocutori in trattativa). «La modalità che governa le nostre partnership sarà 51% dell’equity a Stellantis, 49% al partner — ha spiegato Filosa —. Il fatto che Stellantis abbia il 51% è fondamentale perché potremo avere voce attiva sulle vetture che produrremo e distribuiremo».

Per Termoli, tramontata la prospettiva della gigafactory, Stellantis punta sui cambi eDCT e sui motori Gse. «È una scelta strategica, perché già dal 2027, la produzione di cambi eDCT nei nostri stabilimenti europei supererà la quota 1,5 milioni di unità annue. Per quanto riguarda il motore

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