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Mutui, tra tasso fisso e variabile cosa scegliere? I conti da fare dopo il rialzo dei tassi della Bce

di Gino Pagliuca

Non basta un quarto di punto per azzerare il vantaggio dei mutui indicizzati. Il gap però si può chiudere con altri possibili aumenti e la rata costante dà maggiore sicurezza. Le ipotesi e i calcoli

Nessun terremoto per il mercato dei mutui. L’aumento di 25 centesimi del costo del denaro deciso dalla Bce, era già stato ampiamente metabolizzato dai mercati, visto che l’Euribor a tre mesi, parametro benchmark per i finanziamenti variabili, si era già portato oltre il 2,40%, con una crescita di mezzo punto da inizio anno. Rimane sui valori, alti, degli ultimi mesi l’Eurirs, il parametro che serve da base per i finanziamenti fissi: il ventennale quota attorno a 3,33%. La forbice Euribor/Eurirs si è quindi ridotta a circa 90 centesimi e si restringe ancora un po’ se guardiamo alle condizioni praticate dalle banche.

Mutui, fisso e variabile ora sono testa a testa: i conti in tasca dopo il rialzo dei tassi della Bce

Le classifiche

Dalla classifica dei dieci mutui standard (ovvero senza promozioni o sconti legati alla classificazione energetica dell’edificio) più convenienti da 180mila euro per una casa da 250mila, stilata sulla base delle rilevazioni di mutuiOnline.it del 10 giugno, si ricava che a 20 anni i variabili sono offerti in media al 2,53% per una rata

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