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Sostenibilità, Intelligenza artificiale e crisi petrolifera: cosa ci insegna il blocco di Hormuz e cosa non sta facendo l’Europa?

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di Massimiliano Del Barba

Gli economisti ambientali Valentina Bosetti (Bocconi) e Kamiar Mohaddes (Cambridge) ieri alle Cantine Guido Berlucchi per i Futura Colloquia

C’è un tema su cui due studiosi molto diversi per estrazione accademica e vicende professionali come Valentina Bosetti e Kamiar Mohaddes si trovano d’accordo: il capitale naturale non potrà essere sostituito dalla tecnologia. Certamente non dall’Ai e nemmeno dall’hi-tech più disruptive come il quantum computing, cioè i super calcolo basato sulla meccanica quantistica che promette velocità a oggi inimmaginabili a costi energetici decrescenti.

Il fatto è che gli ecosistemi sono finalmente entrati a far parte degli asset su cui si basano le decisioni politico-finanziarie, perché natura e fattori climatici sono ormai forze macroeconomiche decisive, cioè capaci di impattare su Pil, redditività delle aziende e rating sovrani. Lo ha capito sicuramente Pechino, la cui spinta alla decarbonizzazione e alla conseguente elettrificazione dell’industria, della mobilità e dei servizi sta letteralmente trasformando l’aspetto della Cina. Lo hanno compreso molto bene le Big Tech statunitensi i cui fondi di venture capital, al netto della narrazione trumpiana, stanno da tempo investendo in imprese ambientalmente sostenibili. Forse lo ha sottovalutato l’Europa la quale, a fronte di una stringente normativa green

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