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«Esploriamo territori ignoti»: la Biennale secondo Dafoe

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di Emilia Costantini

L’attore e regista: «Mi sono avventurato in luoghi a me sconosciuti: dal Giappone all’Albania, alla Grecia»

Compare lei: giovane, altera, vestita di bianco, incede con passo solenne. È Desdemona che riappare dall’aldilà, protagonista assoluta di Mugen Noh Otello, dall’opera del Bardo, lo spettacolo che ha inaugurato la Biennale Teatro, con la regia del giapponese Satoshi Miyagi.

Una poetica reinterpretazione della tragedia, basata sulla tradizione del Teatro Noh (cui è aggiunto il termine «mugen» che significa onirico), dove è la «vittima» Desdemona (impersonata dall’artista Micari) a riemergere dal regno dei morti, per raccontare la follia di Otello, che l’ha uccisa. Ridotta a un fantasma, il personaggio difende la sua moralità, per poi poter riposare nell’eternità. Il regista cita, in proposito, un antico proverbio giapponese: «Anche se sono morto, non posso morire del tutto. Dovrò portarmi i rimorsi nella tomba, per risolvere i problemi che non ho risolto in vita».

«Esplorare territori ignoti». Questo il principio su cui si fonda il secondo anno di direzione artistica del Festival da parte dell’attore e regista Willem Dafoe, che sottolinea: «L’anno scorso ho accolto spettacoli di autori appartenenti al teatro occidentale. Stavolta mi sono avventurato in luoghi

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