
di Matteo Cruccu, inviato a Firenze
Robert Smith e soci regalano due ore e un quarto di rock ben fatto ai fandell’Opel Rock, chiudendo la tre giorni con Lenny Kravitz e Robbie Williams
“Non so quanto dureremo ancora, non vorrei vedermi a 80 anni sul palco con la dentiera…”, questo ci confessò Robert Smith, leggendaria icona dei Cure, quasi un quindicennio fa. La dentatura è a posto, crediamo, il rossetto però è puntuale sulla labbra, contornato dal cerone marchio di fabbrica, ora che gli anni sono 67. Perché il cantante britannico ha deciso di prendersi diverse deroghe sui tempi della pensione.
Già, da quelle improvvide dichiarazioni, i Cure sono già tornati in Italia, almeno quattro volte. E per quattro volte non sono sembrati affatto dei dinosauri da archiviare nel museo del rock’n’roll. Compreso iersera, quando hanno chiuso l’Opel Firenze Rocks, dopo Lenny Kravitz e Robbie Williams, davanti a un esercito di 40mila fedelissimi, perlopiù quasi coevi loro ,ai quali Robert e soci lanciaronoi un’ancora di salvezza nei primi temibili anni’80 del riflusso e dell’eroina.
Già, con la consuetissima generosità, solo limitata dal format del festival che non concede maratone, hanno di nuovo regalato due ore




