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Il sapere perduto delle erbe spontanee che crescono (ancora) ai margini delle nostre città

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di Ginevra Barbetti

Un manuale Slow food tra foraging, ricette e memoria orale per imparare a raccogliere ciò che consideriamo scarto. Dalla cicoria al finocchio di mare, Alessandro Di Tizio riscopre la cultura contadina e il legame con il territorio

«La vera domanda non è come facessero in passato a riconoscere le erbe, ma come abbiamo potuto perdere così in fretta una capacità fondamentale per la nostra vita» è una distanza più culturale che botanica quella che accende l’idea de Il mondo delle erbe selvatiche. Tornare a riconoscerle, raccoglierle e usarle in cucina, manuale Slow Food di Alessandro Di Tizio, con fotografie di Matteo Carassale. Il percorso dell’autore si fa sul campo, tra montagna e margini dei boschi, e usa l’Etnobotanica per riavvicinare sapere scientifico, tradizione popolare, natura e alimentazione: «Oggi il cibo è un consumo distratto tra supermercato e delivery, mentre si è indebolito il legame con i cicli naturali e i saperi della terra. Smettere di riconoscere le erbe selvatiche significa perdere conoscenza dell’ambiente, perché le piante continuano a crescere vicino a noi, anche se non le nominiamo più» spiega.

Riconoscere le piante

Il foraging, la raccolta consapevole delle piante spontanee, può essere una risposta alla

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