
di Guido Tortorelli
Nessun consigliere regionale della Basilicata ha presentato domanda per aderire alla cosiddetta “indennità differita” voluta dal governo Bardi. Esultano i partiti di centrosinistra all’opposizione, ma la norma per ora resta in piedi
La norma è rimasta in piedi, tra proteste, raccolte firme e correttivi, ma nessuno ha avuto il coraggio politico di utilizzarla. Alla scadenza dei termini fissata per ieri, 11 giugno, nessun consigliere regionale della Basilicata ha presentato domanda per aderire all’«indennità differita», il sistema previdenziale approvato dalla maggioranza di centrodestra a fine dicembre e finito al centro di mesi di polemiche.
Il dato assume un valore politico rilevante perché la misura era stata difesa per mesi dalla maggioranza e dallo stesso presidente della Regione, Vito Bardi, come uno strumento previdenziale contributivo, già adottato in numerose regioni italiane e privo di automatismi. Alla prova dei fatti, però, nessuno degli eletti ha deciso di aderire.
La vicenda è iniziata il 30 dicembre scorso, quando il Consiglio regionale ha approvato una modifica al sistema previdenziale dei consiglieri all’interno della legge finanziaria. La norma prevede la possibilità di maturare, al raggiungimento dei 65 anni, un assegno costruito attraverso un meccanismo contributivo alimentato da versamenti




