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«Una pazza giornata di vacanza/Ferris Bueller’s Day Off», quando il cinema diventa uno spazio dove tutto può essere reinventato

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di Filippo Mazzarella

Quarant’anni fa usciva il film di John Hughes. Protagonista Ferris Bueller, interpretato da un grande Matthew Broderick

11 giugno 1986: nelle sale Usa esce Una pazza giornata di vacanza/Ferris Bueller’s Day Off (arriverà nelle sale italiane, ignorato, solo a dicembre). L’opera quarta dell’allora trentaseienne regista John Hughes –prematuramente scomparso nel 2009- rappresenta uno dei vertici del cinema adolescenziale statunitense del decennio e al tempo stesso è opera emblematica della poetica di un regista che seppe trasformare il periodo di passaggio all’età adulta in un vero e proprio territorio mitologico. Sottovalutato all’epoca (ma poi citato, imitato, studiato e continuamente riscoperto dalle nuove generazioni), si è guadagnato col tempo una posizione quasi sacrale nell’immaginario americano grazie alla sua riflessione sorprendentemente complessa sul tempo, sul desiderio di libertà e sulla costruzione dell’identità individuale. Se Hughes era già diventato una figura centrale della teen comedy grazie a opere come Un compleanno da ricordare/Sixteen Candles (1984), o The Breakfast Club (1985), nonché (per interposta regia, solo qualche mese prima) Bella in rosa/Pretty in Pink, è con questo film che compie un decisivo passo avanti: non più il racconto di “giovani” alle prese con i conflitti sentimentali o sociali tipici

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