
di Aldo Grasso
C’è in onda uno spot che pone diversi interrogativi
C’è in onda uno spot che è tutto un programma; per questo ne parlo. Un cuoco stellato, un omone protagonista abituale di programmi televisivi, è diventato testimonial di un noto supermercato, esaltandone, come il mestiere del testimonial impone, la bontà dei prodotti. Tutto giusto, niente da dire.
Sarebbe, però, interessante sapere se quel cuoco, l’omone di prima, per fregiare di stelle i suoi ristoranti si serva in quel supermercato o faccia uso di prodotti più esclusivi. Cavoli suoi, è il caso di dirlo.
Sorge qui — ma il caso citato è solo l’insignificante punta di un iceberg — quello strano garbuglio che va sotto il nome di «credibilità». Questa parola, per uno strano destino gastronomico, è molto legata ai cuochi. Credibilità deriva dal latino credere, così come da credere deriva anche la parola credenza (atto di credere, convinzione, credibilità, appunto). Un tempo, con l’espressione «fare la credenza», cioè fare la prova, si indicava l’assaggio dei cibi destinati ai personaggi altolocati per dimostrare che non fossero avvelenati. Ed è proprio da quest’espressione che, in cucina, nasce il mobile della credenza, destinato a salvaguardare le




