di Ferruccio de Bortoli e Alessandro Giraudo*
Nell’intera area il calo dell’offerta di greggio ha raggiunto i 14 milioni di barili al giorno. Una situazione che avvantaggia fornitori alternativi, a cominciare dagli Usa
Dopo ogni rottura nella normalità degli scambi i flussi del commercio mondiale non ritornano, una volta terminata l’emergenza, allo stato originario. Non si comportano come un corpo dotato di naturale elasticità. Fratture e lividi non guariscono del tutto. Gli effetti dello choc non svaniscono di colpo. Quando pensiamo al blocco dello Stretto di Hormuz, che speriamo venga prima o poi liberato, siamo indotti a credere che sia solo una questione di tempo. Più o meno lungo. Un tempo dilatato, nell’ipotesi di un accordo, unicamente dai lavori di ripristino delle capacità di estrazione e raffinazione di petrolio o di liquefazione del gas. Sapete quanto durano in media le opere di riparazione delle piattaforme off shore, soprattutto in Qatar, che vedranno all’opera alcune imprese specializzate con sub saldatori, con diversi tecnici e lavoratori italiani? Dai tre ai quattro anni. Siamo poi indotti a credere che i pozzi abbiano i rubinetti. Si aprono e si chiudono. Non è così. Nelle scorse settimane abbiamo poi scoperto che dallo




