
di Marco Galluzzo
Alla fine di giugno la commissione europea potrebbe aprire i negoziati per l’ingresso nell’Ue: «Kiev ha fatto un lavoro eccezionale». Ma le cancellerie, da Roma a Berlino, frenano per le ripercussioni economiche
Se chiedi ai piani alti della Commissione europea rispondono senza nascondere una punta di imbarazzo: «Gli ucraini hanno fatto un lavoro preparatorio eccezionale, e non tutti se lo aspettavano». Negli uffici alle dirette dipendenze della presidente Ursula von der Leyen, spiegano anche in questo modo l’uscita di dieci giorni fa del cancelliere tedesco, che ha parlato di associazione alla Ue come primo passo, e non di adesione formale di Kiev. E non si stupiscono delle perplessità che dai due vicepremier italiani, Salvini e Tajani, sino all’intervista di Guido Crosetto al Corriere, emergono anche nel governo.
Da qualche settimana infatti, da quando sono stati diffusi in via riservata i risultati dei prenegoziati fra Bruxelles e Kiev, ambasciate e cancellerie europee hanno avvertito una sorta di «freddo nella schiena». L’esito del lavoro preparatorio che va avanti da diversi mesi si è infatti concluso con largo anticipo e già entro la fine di giugno Commissione e presidenza cipriota di turno della Ue hanno intenzione di




