
di Claudio Mazzone
Il punto dopo le elezioni: la Campania è la regione più giovane d’Italia, ma è amministrata dalle giunte più vecchie del Paese
È vero: le ultime elezioni amministrative dicono poco o nulla sulle dinamiche politiche nazionali, ma raccontano molto sul Mezzogiorno e sulle sue classi dirigenti. Nelle urne del Sud, tra sindaci e consiglieri eletti, quando non si ripetono i cognomi, si reiterano i sistemi. Il ricambio politico e amministrativo meridionale si risolve, quasi sempre, in una sostituzione che di rinnovo ha solo l’apparenza. I vecchi squali si fanno rimpiazzare dai loro nuovi delfini intenti a nuotare, in direzione ostinata e conforme, nel mare mosso delle giunte e dei consigli comunali.
L’alternanza non c’è e, se ad altre latitudini due mandati sembrano troppi, nel Mezzogiorno anche cinque sono pochi.
Non è dunque un caso che gli amministratori locali meridionali sono i più anziani d’Italia, i meno istruiti e fanno registrare il gender gap più ampio di tutto il Paese. Questa complessità non è solo questione per sociologi e analisti. Il mancato ricambio e il persistere degli stessi gruppi nelle cariche elettive hanno conseguenze reali, impattano sulle vite dei cittadini meridionali, condizionano il futuro dei




