
Soldi, religione, petrolio e faide. Sono queste le variabili in gioco in vista delle elezioni di metà mandato, le cosiddette “Midterm”, che si terranno negli Stati Uniti il prossimo 3 novembre, per rinnovare la totalità della Camera e un terzo del Senato. Un voto che, in un senso o nell’altro, avrà prevedibilmente un notevole impatto sul futuro della presidenza di Donald Trump. E dunque di tutto il mondo.
Cominciamo dai verdoni. La notizia è che fiumi di dollari stanno inondando da mesi la campagna elettorale. Un dato senza precedenti che ha portato a descrivere questa tornata come «la più cara nella storia del Midterm». Stando a Bloomberg News, si sarebbero già raccolti complessivamente 4,7 miliardi di dollari in finanziamenti elettorali. A livello di Comitati nazionali, i repubblicani hanno rastrellato 917 milioni e i dem 262. Ma la situazione si ribalta guardando alle campagne dei singoli candidati: qui è l’Asinello a essere attualmente in vantaggio. Già a metà aprile, il portale d’informazione politica The Hill riferiva come i candidati dem fossero decisamente avanti sugli avversari repubblicani in termini di fundraising (un esempio clamoroso è la raccolta di James Talarico, che ha vinto le primarie democratiche in Texas: per lui il record




