
di Antonio Della Rocca
Dalla sinistra a FdI, il neo sindaco di Gallipoli sogna di far tornare la città ai tempi del boom turistico degli anni ’90, quando diventò la Capalbio del Sud
È un lontano ricordo la Gallipoli del boom turistico degli anni ‘90, la città col vento in poppa e le vele gonfie di luminose prospettive, la Capalbio del Sud come laboratorio politico nel profumo dei pini d’Aleppo, sulla mensa del ristorante il Bastione, quello del «Patto delle vongole» datato 1994, tra Massimo D’Alema, allora leader del Pds, e Rocco Buttiglione, segretario del Ppi per contrastare l’ascesa di Silvio Berlusconi.
«Ma da lì dobbiamo ripartire, dai fasti di quei tempi, dai grandi eventi, dalla cultura, da una città moderna, organizzata, capace di raccogliere e vincere le sfide del futuro che è già presente», racconta Flavio Fasano, appena rieletto sindaco dopo quasi trent’anni dalla sua ultima esperienza sulla poltrona più importante a Palazzo di città.
Flavio Fasano, lei che è stato convinto militante di sinistra sin da giovane, oggi si appresta a guidare una realtà impegnativa come Gallipoli, alla guida di un governo di salute pubblica, suo il copyright, con dentro persino la destra




