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Tommaso Cacciari: «I complimenti di mio zio Massimo sono rari ma chiunque avrebbe preso più voti di Martella, che non ha convinto nessuno. Venturini è stato tra la gente»

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di Gloria Bertasi

Portavoce storico degli antagonisti, il nipote dell’ex sindaco di Venezia Cacciari boccia il Pd: «Candidano uno lontano dalla città, per la sinistra perdere è una vocazione. Che se ne vadano tutti. Si riparta dai giovani»

«¡Que se vayan todos!», <«che se ne vadano tutti», urlavano in piazza i manifestanti argentini nel pieno della crisi economica che mise in ginocchio il Paese sudamericano nel 2001, facendolo piombare in poche settimane nella miseria. Ed è quanto, a 24 ore dalla vittoria di Simone Venturini alle amministrative di Venezia, senza alcun filtro, manda a dire al centrosinistra Tommaso Cacciari, veneziano di 49 anni, portavoce storico prima delle Tute bianche poi dei Disobbedienti, anima del laboratorio occupato Morion, delle proteste No Navi, contro la guerra e, negli ultimi due anni, in sostegno della popolazione civile palestinese. «Se ne devono andare», dice, amareggiato per la vittoria del «delfino» di Luigi Brugnaro dopo essere stato chiamato in causa dallo zio, Massimo, il Cacciari senior tre volte primo cittadino in laguna, filosofo e docente. «Avrebbe preso più voti mio nipote Tommaso di Martella», ha detto intervistato dal Corriere della Sera.

Tommaso Cacciari, che disfatta per il centrosinistra. Suo zio, è convinto

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