
di Fabrizio Caccia
Il filosofo ex sindaco di Venezia: «I giovani sono rimasti a casa. La colpa di questo risultato è di chi non vuole mai passare il testimone»
«Pazzesco il crollo dell’affluenza a Venezia… E stupefacente è il distacco di Martella da Venturini, non era mai successo in passato… Mamma mia…».
Comincia con una serie di sospiri ed esclamazioni la telefonata con Massimo Cacciari, 81 anni, filosofo illustre ed ex sindaco di Venezia. Lui venne eletto col centrosinistra la prima volta nel 1993, riconfermato nel ‘97 e rieletto infine nel 2005.
Non se l’aspettava, Cacciari, il voto di Venezia?
«Tutti i sondaggi parlavano di partita aperta. E poi Venezia era stato l’unico posto in Veneto dove a marzo al referendum avevano vinto i No. Perciò direi che gli elettori di centrosinistra stavolta non sono andati a votare, specie i giovani non ci sono andati».
Un errore, candidare Martella?
«Il discorso parte da lontano. Il centrosinistra, dopo i miei mandati, inanellò suicidi a ripetizione. Ricordate Felice Casson? Invece di puntare sulle giovani leve veneziane del Pd, nel 2014 scelsero di candidare lui e vinse il centrodestra con Brugnaro. E ora con Martella ci risiamo: io lo conosco da




