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Materiali a contatto con gli alimenti: i ristoratori devono rivedere le procedure interne

C’è una scena di grande pragmatismo nel film “Erin Brockovich” in cui la protagonista si siede al tavolo con i legali della controparte per analizzare, dati alla mano, l’impatto invisibile delle sostanze chimiche sull’ambiente circostante. Non usa slogan o allarmismi, ma documenti, numeri e norme. Nel settore della ristorazione e dell’hotellerie nazionale, il cruciale passaggio normativo del 29 maggio 2026 richiede alle aziende lo stesso approccio concreto: zero improvvisazione e massima attenzione ai dettagli tecnici per adeguare i propri standard operativi. Con questa puntata pilot inauguriamo “Scudo Alimentare”, una nuova rubrica in sei tappe ideata per prendere per mano i professionisti dell’Horeca e guidarli nella giungla delle nuove conformità. La data del 29 maggio segna infatti l’avvio ufficiale delle disposizioni della Legge n. 75/2026, che integrano i reati agroalimentari e di sicurezza dei prodotti all’interno del perimetro di responsabilità amministrativa delle imprese previsto dal D.lgs. 231/2001. Oltre alle regole sull’origine dei cibi e sulla trasparenza delle informazioni al consumatore, i fari dei controlli si concentrano subito su due pilastri della gestione quotidiana delle cucine: la conformità dei MOCA (Materiali e oggetti a contatto con gli alimenti) e la gestione dei rischi microbiologici e chimici delle materie prime agroalimentari.

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