di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dal 2026 adesione automatica ai fondi per i neoassunti, nuove rendite e più flessibilità fiscale. Ma il peso della pensione si sposta sempre più sui lavoratori
Dal silenzio-assenso per i neoassunti alle nuove rendite, passando per il portale del ministero del Lavoro: la previdenza complementare esce dal recinto tecnico e diventa uno dei grandi temi economici della prossima generazione di lavoratori. Dietro il linguaggio della riforma del governo Meloni c’è però anche un messaggio politico implicito: il sistema pubblico da solo faticherà sempre più a garantire pensioni comparabili a quelle delle generazioni precedenti.
Il ritorno del grande tema previdenziale
Per anni la previdenza complementare è rimasta confinata tra brochure bancarie, moduli aziendali e decisioni rimandate all’infinito. Ora diventa parte della discussione economica italiana per necessità demografica.
L’Italia invecchia, le carriere si frammentano, i contributi diventano meno lineari. E così il secondo pilastro previdenziale – quello dei fondi pensione – smette gradualmente di essere percepito come uno strumento accessorio. Il legislatore prova anzi a trasformarlo nella scelta standard d’ingresso al mercato del lavoro.
La legge di Bilancio 2026 segna in questo senso un passaggio importante. Le novità entreranno progressivamente in vigore nei prossimi mesi,




