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L’ex vicepresidente iraniano Abtahi: «Trump e gli israeliani ci hanno sottovalutati. Mojtaba Khamenei è ferito ma può guidare l’Iran»

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di Greta Privitera

Intervista all’ex vicepresidente della Repubblica islamica Ali Abtahi: il nucleare resterà, l’arricchimento dell’uranio per usi civili non può essere contestato

Parla da Teheran, Mohammad Ali Abtahi, vicepresidente della Repubblica islamica ai tempi del riformista Mohammad Khatami. Nel 2009, dopo la rielezione di Ahmadinejad, fu arrestato con l’accusa di essere un «cospiratore». «Rispondo a quel che posso»: risponde a tutto.

Siamo davvero vicini a un accordo?
«Sì. Certo, si dice che il diavolo si fa uomo all’ultimo momento. Ma sia l’Iran che l’America ne hanno bisogno. Sarà in due fasi ed è essenzialmente ciò che vuole la Repubblica islamica. Trump ha fatto molti errori, non li ripeterà».

Quali sono le linee rosse su Hormuz e sul nucleare?
«Su Hormuz è il ruolo dell’Iran nella sua gestione. Prima della chiusura, aveva già un ruolo naturale, perché la sponda settentrionale era, è e sarà nelle sue mani. Rinunciare a questo non è negoziabile. Sul nucleare, l’Iran non ha mai perseguito la bomba, ma il programma atomico è stato uno strumento di deterrenza importante. L’arricchimento dell’uranio per usi civili non può essere contestato».

Sta dicendo che Hormuz resterà sotto il controllo iraniano?
«Sì, ma in che misura è oggetto

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