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Eurosclerosi: da Bruxelles un’analisi nuova e spietata sulla stagnazione del Vecchio continente

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(Questo testo è apparso su Global, la newsletter di Federico Rampini: per iscriversi occorre andare qui)

A lungo gli europei si sono crogiolati in una loro forma di negazionismo. Hanno continuato a illudersi di essere un «modello», mentre perdevano terreno su tutte le altre aree del mondo. 

Focalizzandosi in maniera ossessiva sulla mostruosità di Donald Trump, hanno cercato di non vedere la superiore performance dell’economia americana (che dura da quarant’anni e quindi con Trump c’entra poco). Il Rapporto Draghi ha aperto un’epoca nuova, di introspezione critica, di bilanci severi sulla stagnazione europea. Ora sulla scia di quell’analisi altri stanno smontando i miti europei, un pezzo alla volta

Un contributo interessante arriva da uno studio originale della banca centrale del Belgio. Arriva a conclusioni molto simili al Rapporto Draghi sulla gravità della crisi europea; però esclude in modo categorico che la risposta possa essere «più Europa». Elaborato da un’autorità monetaria che ha sede nella capitale europea, è inaspettatamente anticonformista, iconoclastico.

Lo studio della Banca Nazionale del Belgio, «Eurosclerosis 2.0 in a Changing World: From Repetition to Rupture», firmato da P. Wunsch e G. Langenus, è una delle analisi più severe e lucide pubblicate negli ultimi anni sul declino relativo

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