
di Corriere Animali
L’indagine condotta da cinque università segnala le resistenze dei consumatori di casa nostra, soprattutto per alcuni tipi di prodotti. Il nodo della corretta informazione
L’Italia resta uno dei Paesi più cauti per l’uso di farine di insetti come cibo per animali. E la sensibilità dei consumatori non è la stessa rispetto alle varie tipologie di allevamenti: questo tipo di dieta viene considerata più accettabile per il pesce, seguito da pollo e galline ovaiole, probabilmente perché si è propensi a pensare che in natura se ne alimenterebbero comunque, mentre nel caso del maiale ci sono le maggiori resistenze. Lo rivela uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Insects, che ha coinvolto anche il dipartimento di scienze Veterinarie dell’Università di Pisa insieme a Cornell University, Università di Parma, Tecnologico de Monterrey e Nanjing Agricultural University.
«Il pesce, e in parte anche il pollo – osserva Simone Mancini, docente dell’ateneo pisano – sono percepiti dai consumatori come come specie più vicine ad un’alimentazione naturale che includa gli insetti. In realtà questo varrebbe anche per il maiale, che è onnivoro, ma nell’immaginario dei consumatori è meno associato a questo tipo di dieta».
La ricerca ha analizzato le preferenze dei




